L'indirizzo di questa casa è "SS 484 Sud, località Colonna del Grillo". È un nome che i navigatori pronunciano male e che gli ospiti chiedono sempre di spiegare. La spiegazione, per una volta, è breve e precisa.
Le colonne leopoldine
La colonna che dà il nome alla località risale all'epoca di Leopoldo II, ultimo granduca di Toscana, che regnò dal 1824 al 1859. L'architetto incaricato dei lavori stradali granducali era Alessandro Manetti (Firenze 1787 – 1865), e fu lui a disegnare la struttura classica di questi cippi: un pilastro sormontato da un globo di ferro con uno sperone. Sono così legate al loro progettista che gli studiosi le chiamano anche colonne di Manetti.
Erano segnali stradali monumentali: indicavano incroci e distanze lungo le strade granducali, in un'epoca in cui la Toscana stava riorganizzando la propria rete viaria.
Il camion, e il ritorno
Nel 2014 la colonna è stata abbattuta dalla manovra di un camion. Poteva finire lì, come finiscono molti manufatti minori. È invece stata rimessa in piedi grazie alla collaborazione tra il Comune di Castelnuovo Berardenga e l'Anas, che gestisce la statale: un intervento piccolo, ma che ha restituito al territorio un segno riconoscibile.
Un punto di riferimento
Per i ciclisti che percorrono il Chianti la Colonna del Grillo è da sempre un riferimento: sta a un incrocio, la si vede da lontano, e da lì partono le salite verso Brolio e le discese verso la Val d'Ambra. Chi arriva qui in bicicletta la conosce già.
È anche, in piccolo, il motivo per cui questa parte della Berardenga ha una sua identità: non è un borgo, non è una frazione turistica, è un nodo di strade in mezzo alle colline. Il tipo di posto in cui si dorme bene.
La casa sotto la colonna
La Sosta nel Chianti si trova proprio qui, a Colonna del Grillo: piano terra, giardino e parcheggio sulla SS 484.